Convegno “Dimensione morale e azione politica”. L’intervento di Giorgio Trizzino (M5S)

L’intervento integrale del deputato Giogio Trizzino al convegno “Dimensione morale e azione politica” organizzato dal circolo “La Pira” di Palermo.

“Cari amici buona sera. Ringrazio per l’invito Rino La Placa e gli organizzatori di questo interessante momento di confronto.
Questo è un argomento che, soprattutto adesso che sono deputato eletto in parlamento, è spunto importante di costante riflessione.
Come tutti sapete sono un medico di prima linea, quindi lungi da me una riflessione teorica e retorica sul tema proposto.
Mancherei di riguardo a tanti illustri amici stasera presenti che hanno dedicato la vita a riflettere su questi temi.
Limiterò il mio intervento pertanto su come io ho vissuto e vivo questa relazione.
La mia generazione ha avuto un privilegio straordinario: vivere la stagione universitaria, cioè quella della massima formazione, quando in Italia erano all’apice i conflitti ideologici e nel mondo cattolico brillavano due stelle tese a superare proprio quei conflitti in nome di una visione alta del bene comune e del senso del dovere: Moro e Piersanti Mattarella.
La mia generazione è entrata all’università con questi due leader che ispiravano la rinascita dovunque ma in particolare a Palermo con il Movimento cattolico Universitario e ne è uscita con loro uccisi.
Di fronte a questa tragedia che ha interrotto prima il sogno Moroteo e poi la resistenza mattarelliana, i cattolici universitari abbiamo elaborato risposte personali diverse. La mia in qualche modo è stata di rifiuto della politica, di condanna della sua violenza, di paura della sua inutilità.
Ho provato il senso maggiore della sconfitta quando qualche anno dopo sostenni la candidatura del Professore Leonardo Urbani alla presidenza della Regione e ricordo con nitidezza qual pomeriggio quando casualmente ho aperto la porta della segreteria (durante la campagna elettorale – la segreteria si trovava in via Piersanti Mattarella – abbiamo voluto credere sempre ai simboli) e si presentò l’On Salvo Lima che veniva dal Professore Urbani per comunicargli il suo sostegno. Ricordo che ci guardammo negli occhi con il Professore e ci rendemmo conto che non sarebbe stato lui il Presidente della Regione.
Fu quella una grande delusione e di molti qui presenti che mi convinse a fare altre scelte.
Per questo pur seguendo i tanti amici impegnati a cambiare la DC e/o la politica tout-court ho pensato che la mia risposta doveva essere più sociale, più professionale.
Ho provato poi personalmente il peso della mano insanguinata della mafia scampando per pochi istanti alla morte certa in occasione dell’uccisione del giudice Rocco Chinnici.
Non dimenticherò mai l’odore acre del tritolo misto a quello del sangue di quegli istanti.
Facevo il chirurgo toracico allora e mi accorgevo del terribile scherzo che la vita riserva all’essere umano quando si trova alla fine della sua esistenza.
Dolore, sofferenza abbandono, disinteresse da parte di una medicina abituata a guarire piuttosto che a prendersi cura.
Ed ecco che allora e con questo spirito che ho fondato la Samot, grazie al sostegno del centro Adriano Olivetti, e mi sono concentrato esclusivamente sulla dimensione professionale a servizio dei malati e dei sofferenti.
Senonché mentre cresceva la soddisfazione per un lavoro ricco di gratificazione cresceva progressivamente forte la consapevolezza che fuori da un quadro politico positivo tutto rischia di essere vanificato anche il duro lavoro professionale trentennale. Paradossalmente all’apice della mia esperienza sociale e professionale ho colto il senso profondo dell’ammonimento di Martinazzoli: non c’è destino personale fuori da un destino comune.
Ho pensato che sarebbe stata una resa considerare che la condizione dell’impegno dei cattolici in politica, caratterizzata oggi in Italia da una forte diaspora e dalla insignificanza, sia un destino irrimediabile.
Da qui l’inizio di una riflessione comune con un paio di amici a partire da una insofferenza radicale di un quadro politico subalterno, da un lato, ad una visione neoliberista funzionale ad un capitalismo finanziario di inaudita rapacità e, dall’altro, a conflitti di interesse e clientelismi insopportabili.
Da qui la decisione di contribuire ad una rottura del quadro politico come esigenza morale per ricreare le condizioni per il ritorno ad una politica vera non truccata da interessi finanziari e/o clientelari.
E cosi mi sono ritrovato in questa dimensione.
Di fronte allo slogan ascoltato poco tempo fa e pronunciato da alcuni intellettuali cattolici “mai con il Movimento 5 Stelle senza se e senza ma”, mi veniva da pensare ad un grande cristiano e politico come Aldo Moro che non avrebbe mai pronunciato enfaticamente una frase del genere. Moro sapeva che i se e i ma sono nella storia, che fuori dal reale non si fa politica. Quando dico che non mi arrendo al dogma che nega un confronto aperto del mondo cattolico con un Movimento sorto dal basso, dalle reali esigenze della società affermo che oggi dobbiamo puntare a creare le condizioni per creare una reale alternanza alla destra.
Oggi, anziché una democrazia dell’alternanza e quindi compiuta, abbiamo un tripolarismo che sembra una guerra civile; uno scontro di fazioni piuttosto che una competizione ideale.
E ogni giorno sperimento tutta la complessità della politica ma anche la straordinaria opportunità di avere un terzo del parlamento lontano dal passato e libero da conflitti di interesse.
Su questa straordinaria situazione occorrerebbe che le nuove classi dirigenti economiche e sociali investissero con convinzione, invece cresce il tiro al piccione orchestrato da chi pur di veder abortire questa stagione politica che non ha colto in tempo non teme di consegnare il Paese ad un nuovo centro destra a guida nordista.
Per questo credo che la sfida che la dimensione morale pone oggi, ora, all’azione politica sia, rotto il vecchio quadro politico, la ricostruzione di una nuova omogenea sintesi comunitaria e ambientalista che faccia suoi le speranze ed i sogni della maggioranza del Paese per guidarlo con saggezza in questo passaggio storico così delicato.


Questo è un argomento che, soprattutto adesso che sono deputato eletto in parlamento, è spunto importante di costante riflessione.
Come tutti sapete sono un medico di prima linea, quindi lungi da me una riflessione teorica e retorica sul tema proposto.
Mancherei di riguardo a tanti illustri amici stasera presenti che hanno dedicato la vita a riflettere su questi temi.
Limiterò il mio intervento pertanto su come io ho vissuto e vivo questa relazione.
La mia generazione ha avuto un privilegio straordinario: vivere la stagione universitaria, cioè quella della massima formazione, quando in Italia erano all’apice i conflitti ideologici e nel mondo cattolico brillavano due stelle tese a superare proprio quei conflitti in nome di una visione alta del bene comune e del senso del dovere: Moro e Piersanti Mattarella.
La mia generazione è entrata all’università con questi due leader che ispiravano la rinascita dovunque ma in particolare a Palermo con il Movimento cattolico Universitario e ne è uscita con loro uccisi.
Di fronte a questa tragedia che ha interrotto prima il sogno Moroteo e poi la resistenza mattarelliana, i cattolici universitari abbiamo elaborato risposte personali diverse. La mia in qualche modo è stata di rifiuto della politica, di condanna della sua violenza, di paura della sua inutilità.
Ho provato il senso maggiore della sconfitta quando qualche anno dopo sostenni la candidatura del Professore Leonardo Urbani alla presidenza della Regione e ricordo con nitidezza qual pomeriggio quando casualmente ho aperto la porta della segreteria (durante la campagna elettorale – la segreteria si trovava in via Piersanti Mattarella – abbiamo voluto credere sempre ai simboli) e si presentò l’On Salvo Lima che veniva dal Professore Urbani per comunicargli il suo sostegno. Ricordo che ci guardammo negli occhi con il Professore e ci rendemmo conto che non sarebbe stato lui il Presidente della Regione.
Fu quella una grande delusione e di molti qui presenti che mi convinse a fare altre scelte.
Per questo pur seguendo i tanti amici impegnati a cambiare la DC e/o la politica tout-court ho pensato che la mia risposta doveva essere più sociale, più professionale.
Ho provato poi personalmente il peso della mano insanguinata della mafia scampando per pochi istanti alla morte certa in occasione dell’uccisione del giudice Rocco Chinnici.
Non dimenticherò mai l’odore acre del tritolo misto a quello del sangue di quegli istanti.
Facevo il chirurgo toracico allora e mi accorgevo del terribile scherzo che la vita riserva all’essere umano quando si trova alla fine della sua esistenza.
Dolore, sofferenza abbandono, disinteresse da parte di una medicina abituata a guarire piuttosto che a prendersi cura.
Ed ecco che allora e con questo spirito che ho fondato la Samot, grazie al sostegno del centro Adriano Olivetti, e mi sono concentrato esclusivamente sulla dimensione professionale a servizio dei malati e dei sofferenti.
Senonché mentre cresceva la soddisfazione per un lavoro ricco di gratificazione cresceva progressivamente forte la consapevolezza che fuori da un quadro politico positivo tutto rischia di essere vanificato anche il duro lavoro professionale trentennale. Paradossalmente all’apice della mia esperienza sociale e professionale ho colto il senso profondo dell’ammonimento di Martinazzoli: non c’è destino personale fuori da un destino comune.
Ho pensato che sarebbe stata una resa considerare che la condizione dell’impegno dei cattolici in politica, caratterizzata oggi in Italia da una forte diaspora e dalla insignificanza, sia un destino irrimediabile.
Da qui l’inizio di una riflessione comune con un paio di amici a partire da una insofferenza radicale di un quadro politico subalterno, da un lato, ad una visione neoliberista funzionale ad un capitalismo finanziario di inaudita rapacità e, dall’altro, a conflitti di interesse e clientelismi insopportabili.
Da qui la decisione di contribuire ad una rottura del quadro politico come esigenza morale per ricreare le condizioni per il ritorno ad una politica vera non truccata da interessi finanziari e/o clientelari.
E cosi mi sono ritrovato in questa dimensione.
Di fronte allo slogan ascoltato poco tempo fa e pronunciato da alcuni intellettuali cattolici “mai con il Movimento 5 Stelle senza se e senza ma”, mi veniva da pensare ad un grande cristiano e politico come Aldo Moro che non avrebbe mai pronunciato enfaticamente una frase del genere. Moro sapeva che i se e i ma sono nella storia, che fuori dal reale non si fa politica. Quando dico che non mi arrendo al dogma che nega un confronto aperto del mondo cattolico con un Movimento sorto dal basso, dalle reali esigenze della società affermo che oggi dobbiamo puntare a creare le condizioni per creare una reale alternanza alla destra.
Oggi, anziché una democrazia dell’alternanza e quindi compiuta, abbiamo un tripolarismo che sembra una guerra civile; uno scontro di fazioni piuttosto che una competizione ideale.
E ogni giorno sperimento tutta la complessità della politica ma anche la straordinaria opportunità di avere un terzo del parlamento lontano dal passato e libero da conflitti di interesse.
Su questa straordinaria situazione occorrerebbe che le nuove classi dirigenti economiche e sociali investissero con convinzione, invece cresce il tiro al piccione orchestrato da chi pur di veder abortire questa stagione politica che non ha colto in tempo non teme di consegnare il Paese ad un nuovo centro destra a guida nordista.
Per questo credo che la sfida che la dimensione morale pone oggi, ora, all’azione politica sia, rotto il vecchio quadro politico, la ricostruzione di una nuova omogenea sintesi comunitaria e ambientalista che faccia suoi le speranze ed i sogni della maggioranza del Paese per guidarlo con saggezza in questo passaggio storico così delicato.

Prima di essere eletto mi interrogavo se fosse la politica, intesa come sistema di interessi e relazioni, a minare la moralità di un qualsiasi aderente a un partito o fosse piuttosto l’uomo moralmente corrotto a favorire certe logiche che negli anni hanno dato alla politica un’immagine del tutto negativa.

C’è da dire che, senza dubbio, è un dato di fatto che tanti scandali abbiano compromesso l’immagine della politica italiana, e non solo quella del nostro Paese. E che i media, soprattutto nell’ultimo decennio con internet, abbiano contribuito ad amplificare tutto, spesso rendendo più consapevoli i cittadini. E’ vero anche che dietro a questo affollamento di notizie, uno dei mali di questi tempi sono le fake news, usate talvolta come vere e proprie armi contro il nemico di turno, ma se vogliamo guardare più in generale, in modo più esteso, i nuovi media e le tecnologie hanno permesso di informare una platea maggiore e di rendere più critica anche una fetta di popolazione che prima era totalmente disinteressata alla politica o che addirittura subiva passivamente un’informazione mainstream preconfezionata.

Sono in Parlamento da poco più di un anno e, tornando all’interrogativo di prima, non è facile dare una risposta definitiva. Probabilmente il problema della morale, passatemi il termine, “degradata” della politica è il risultato di vari fattori. Se chiedessi a voi amici di ricordare gli scandali italiani degli ultimi cinquant’anni, non fareste fatica: a partire dalla prima repubblica, fino ad arrivare ad oggi, a quella che abbiamo definito la terza repubblica. Eppure cosa ci ha lasciato tangentopoli con quelle storie di mazzette nascoste nei bagni o sotto i materassi? Che insegnamento e monito ha dato alle classi politiche che si sono susseguite?

Ecco, in questa palude sono rimasti imbrigliati esponenti politici di ogni partito, ne indagano praticamente uno al giorno. Credetemi, le pressioni e le tentazioni sono tante, e con questo non intendo necessariamente qualcosa che sia fuori dalla legge. La tentazione può essere anche soltanto ritrovarsi dall’oggi al domani con uno stipendio spropositato, con dei diritti sovradimensionati e ingiusti. Vi assicuro però che si può fare qualcosa: personalmente ogni mese mi taglio parte dello stipendio e questa cifra la restituisco alla collettività. E’ poco? E’ molto? Si può fare di più? Certamente, ma la vita è fatta anche di buoni esempi e proprio per questo speriamo sempre che questa scelta coraggiosa possa essere sposata anche dalle altre forze politiche. Ad oggi il Movimento 5 Stelle di cui faccio parte ha restituito quasi 98 milioni di euro. Ripeto, 98 milioni di euro. Tra questi milioni ovviamente c’è anche il mio “piccolo” contributo da neo eletto. (battuta che puoi fare: anzi, forse al termine della legislatura io sarò uno dei pochi parlamentare della storia ad aver guadagnato di meno rispetto a quanto guadagnavo prima, dopo essere stato eletto).

La questione morale però ha anche declinazioni. Oggi in questo incontro abbiamo ascoltato altre voci interessanti e purtroppo sono state dette tante verità. Su tutte, che c’è una crisi di valori che spesso finisce per condizionare l’attività politica, spesso troppo soggetta a lobby di interesse, ma anche a opportunità elettorale, o piegata a logiche di comunicazione. Per quanto mi riguarda io ho sempre detto quello che pensavo, rispettando prima di tutto me stesso, la mia storia e chi mi ha votato. Vi faccio degli esempi che mi riguardano: da uomo di scienza sono stato intransigente rispetto alla posizione sui vaccini, così come il mio spirito di accoglienza e la mia formazione cattolica propendono per una politica di inclusione dove non si chiudono porti, ma si salvano vite. Io sono un medico e non posso che vederla così.

E devo dire che ho la fortuna di stare in un gruppo politico dove la diversità di vedute viene vista come un valore aggiunto e un arricchimento. Questa è democrazia e libertà. Un altro aspetto della politica che vorrei affrontare è quello della coerenza. Anche questo a mio avviso può rientrare nella moralità della politica. Per troppi anni, infatti, siamo stati abituati a politici che promettevano di tutto e però non facevano niente. Ogni promessa era un voto. I programmi elettorali? Tutto fumo negli occhi. Per questo, sotto questo aspetto, mi trovo in perfetta sintonia con il Movimento, perché quello che diciamo, facciamo. Non c’è un fine elettorale nelle nostre leggi di buonsenso, anzi, alcune leggi si rivelano piuttosto scomode perché tolgono odiosi privilegi a chi ha fatto la bella vita per anni. Ma questo lo puoi fare solo quando questa esperienza in Parlamento non viene vista come una professione, bensì come un servizio temporaneo alla collettività. Massimo due mandati e poi si torna a casa. (battuta: anzi vi posso dire che per me una legislatura è addirittura sufficiente perché si lavora davvero tanto. Per chi non lo sapesse, la vita del parlamentare si concentra solitamente per tutta la settimana, e per noi che viviamo in Sicilia è ovviamente più complicato perché devi viaggiare, c’è chi sta lontano dalla famiglia, chi non fa in tempo a rientrare e passa due o tre settimane a Roma).

Tornando all’interrogativo iniziale, sulla politica che cambia le persone o se sono le persone che fanno la politica, vorrei fare un esempio di cambiamento possibile e concreto, spunto di dibattito proprio in questi giorni. Con la legge “Spazzacorrotti” abbiamo reso obbligatorio per i comuni sopra i 15 mila abitanti di rendere pubblici curriculum e fedina penale dei candidati alle elezioni. E’ una cosa che noi del Movimento 5 Stelle facciamo da anni. Bene, la legge vale in tutta Italia, tranne che in Sicilia, regione a statuto speciale, che non ha ancora recepito la norma. E’ incredibile. Inutile dire che abbiamo fatto una brutta figura a livello nazionale. Poi è vero anche che una persona se non è all’altezza può fallire anche se possiede tre lauree, però dobbiamo cominciare a pretendere da chi ci governa un minimo di selezione, per evitare gli errori del passato. Io continuo a ripetere alle persone che incontro, e quindi questo pomeriggio lo dico anche a voi: dovete pretendere molto dai vostri politici, soprattutto da chi avete votato. Controllateli, parlate con loro, pretendete che siano i vostri portavoce. A quel punto avremo contribuito con un pezzettino di cambiamento.