VIDEO, il deputato Aldo Penna (M5S) ricorda in aula le vittime di mafia Libero Grassi e Carlo Alberto Dalla Chiesa

L’intervento in Aula di Aldo Penna che alla Camera ha ricordato Libero Grassi e Carlo Alberto Dalla Chiesa, vittime della mafia.

Di seguito il testo integrale dell’intervento:

“Carlo Alberto Dalla Chiesa e Libero Grassi sono morti a distanza di cinque giorni l’uno dall’altro nel calendario degli eroi immortali dell’antimafia: il primo nel 1982, il secondo nel 1991. Dalla Chiesa arrivò a Palermo dopo gli anni più sanguinosi che la storia della mafia e dell’antimafia abbia mai conosciuto: centinaia di morti tra le strade della città, squadroni della morte che si muovevano indisturbati con l’arroganza del potere e del denaro conquistato con i traffici di droga. La risposta dello Stato fu l’invio del Generale che aveva già arginato il terrorismo, ma, come spesso è accaduto nella storia di questo Paese, si individuò l’uomo giusto e poi lo si lasciò privo di mezzi, di uomini e risorse, e anche della scorta necessaria a proteggerlo. Senza incontrare ostacoli, un commando, cento giorni dopo il suo arrivo, lo trucidò insieme alla moglie e a un agente della scorta in una delle principali strade della città e, in estremo sfregio, il commando, alla fine, lanciò in aria i caschi prima di fuggire. Solo dopo le tragedie si corre ai ripari e così la legge Rognoni-La Torre, che dormiva sonni tranquilli qui alla Camera, nel settembre del 1982, pochi giorni dopo l’attentato, fu approvata. Nonostante questi passi avanti in sede legislativa, la società civile sottoposta al giogo mafioso fu lasciata sola. Le odiose estorsioni che tenevano sotto scacco interi segmenti dell’economia continuarono, anzi accelerarono e ci volle un altro cadavere eccellente perché finalmente anche la società civile si svegliasse e si coinvolgesse nella lotta alla mafia. Libero Grassi fu ucciso da un uomo vile la mattina del 29 agosto e rappresentò la rottura in un mondo imprenditoriale che si era piegato al ricatto mafioso senza protestare, anzi accettandone la protezione e subendone l’estorsione. Libero disse “no” agli estortori e disse “no” ai suoi colleghi conniventi che lo invitavano al silenzio, dimostrando che il vero ostacolo per opporsi alla mafia è la paura: se si sconfigge la paura, si può non solo resistere, ma anche vincere.
La sua uccisione rappresenta forse una delle più grandi sconfitte della mafia perché il suo sangue rappresentò un seme che ancora oggi fruttifica: il seme della riscossa del cittadino contro la sopraffazione mafiosa. Questi due esempi devono guidarci e ispirarci nei lavori di questo Parlamento”.